Puffo cittadino

Postati in altro su 17 novembre 2010 da fad1981

Affondo le radici del mio male nei miei più bassi istinti, sopravvivo alle intemperie della mia coscienza nascosto nel totale disprezzo per la comunità in cui vivo, partecipo del porcile che mi circonda senza farmi problemi a pisciare sul cancello del vicino, scorazzo allegramente tra le mille puffette del bosco magico dei coglioni, a specchio rifletto sull/l’imbarazzo del mio vicino vestito e truccato in perfetta somiglianza col cartone televisivo che tanto lo esalata e di fonte a me non capisce perchè resto impassibile alla sua bellezza, si rattrista forse perchè non ha le luci sistemate attorno da qualche tecnico che lo farebbero sembrare-sentire meglio, non sono estraneo a questa colata di colori, mica ne sono inviolato solo perchè non mi interessa, è vero, non porto collane d’oro e non mi trucco la mattina ne curo l’abbinamento di ciò che indosso, ma questo non mi rende diverso, sto dentro ad un fungo anche io, solo che magari il mio è diverso per alcuni, ed anche fosse diverso per tutti resterebbe comunque un fungo in cui abitare, razzolo nei vicoli pieni di monnezza, fiuto, ma con la vista, come un cane alla ricerca di qualche padrone che mi dia da mangiare, meglio se vestito bene, dovrebbe avere più soldi, e quindi può comprare più felicità degli altri, nascosto dietro un sorriso produco veleno, nel silenzio elaboro le mie invettive, negli occhi spenti dalla noia preservo l’odio raccolto giorno dopo giorno, cerco di non pestare la merda per terra sperando che sia qualcun altro a portarsela a casa togliendomela dalle palle, mi spezzo i polsi in una stretta forzata per non far chiudere le dita tra i denti dell’idiota di turno che mi tormenta con le sue considerazioni prive di senso, alla fine penserò alla mia viltà riparata dentro al buco che difendo a costo della vita stessa, e solo io saprò che nel mio vivere avrò confessato che l’errore me lo portavo dentro da quando ho imparato che c’era qualcosa di giusto, e che questo qualcosa di giusto non l’ho appreso da questa terra in cui vio, ma da qualche bastardo che ha pensato bene che il nero è male e il bianco è bene, che una si e due no, che se te lo do io va bene se te lo prendi non vale, che di giorno fai lo schiavo e di notte lo stronzo ed è cosa buona, ma peggio di tutto che non c’è altra forma di bene al di fuori di quella che t’hanno scritto sull’etichetta quando sei nato

Postumi

Postati in altro su 1 novembre 2010 da fad1981

Spingendosi nella psiche del mondo che ti circonda, impari, conquisti, dimentichi per poi ricordare, incanali energie, svilupppi follie, estremismi, immerso tra le note di un’ altra serata, tra le braccia di una nuova esperienza, alla ricerca di una verità che ti completi, cosciente che nell’assoluto perdi parte della tua identità, ma consapevole delle possibilità, una nota, una voce, un silenzio, una sensazione, un attimo, che conquista la tua percezione dell’essere facendoti dimenticare la forma che ti caratterizza…. [ .... Di respirare la stessa aria di un secondino non mi va, perciò ho deciso di rinunciare alla mia ora di libertà ....], Un’ ora rimane un’ora finchè non si polverizza in migliaia di secondi percepiti singolarmente, finchè il tuo ego continua a scacciarti dentro le scarpe che porti, finche si è [ ... cosi coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni...]…. La coscienza conune che nasce dalla percezione dell’altro come parte del tuo mondo, la coscienza che anche se [ ... nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate, senza feriti senza granate ,se avete preso per buone le verità della televisone, anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti...], la consapevoezza che il bene non è tale se non è comune, dovrebbero spegnere il grido dei cori legati ai colori, bandiere, isterismi di superiorità, dovrebbero legar alla salvaguardia di quel mondo che ti viene monopolizzato, dovrebbero per lo meno far smettere di raccontarsi barzellette spacciandole per verità….

Citazioni da:
Fabrizio De André – Nella mia ora di libertà (Storia di un impiegato – 1973)
Fabrizio De André – Canzone del maggio (Storia di un impiegato – 1973)

Saluto finale

Postati in Musica su 30 agosto 2010 da fad1981

Abbandono questo triste Blog per dirottare i miei rigurgiti su

Nel salutare chi ha avuto la pazienza ed il piacere di leggere i miei pochi pensieri un grazie con dedica:

Le mie Parole – Samuele Bersani

Le mie parole sono sassi,
precisi e aguzzi pronti da scagliare su facce vulnerabili e indifese;
Sono nuvole sospese, gonfie di sottintesi
che accendono negli occhi infinite attese;
Sono gocce preziose, indimenticate,
a lungo spasimate, poi centellinate;
Sono frecce infuocate che il vento e la fortuna sanno inidrizzare;
Sono lampi dentro a un pozzo cupo e abbandonato,
un viso sordo e muto che l’amore ha illuminato;
sono foglie cadute, promesse dovute
che il tempo ti perdoni per averle pronunciate;
Sono note stonate,
su un foglio capitate per sbaglio, tracciate e poi dimenticate,
le parole che ho detto, oppure ho creduto di dire, lo ammetto.
Strette tra i denti, passate e ricorrenti,
inaspettate, sentite o sognate.
Le mie parole son capriole, palle di neve al sole,
razzi incandescenti prima di scoppiare;
Sono giocattoli e zanzare, sabbia da ammucchiare,
piccoli divieti a cui disobbedire;
Sono andate a dormire
sorprese da un dolore profondo che non mi riesce di spiegare,
fanno come gli pare, si perdono al buio per poi ritornare;
Sono notti inteminate, scoppi di risate,
facce sovraesposte per il troppo sole;
Sono questo le parole, dolci o rancorose,
piene di rispetto oppure indecorose;
Sono mio padre e mia madre,
un bacio a testa prima del sonno, un altro prima di partire;
Le parole che ho detto e chiss? quante ancora devono venire
Strette tra i denti, risparmiano i presenti,
immaginate, sentite o sognate,
spade fendenti,
al buio sospirate,
perdonate, da un palmo soffiate.

Tra una bomba e l’altra

Postati in Musica su 31 marzo 2010 da fad1981

Dove e quando nasce una sensazione non è spesso  dato saperlo, te la ritrovi li senza sapere perché è nata e chi o cosa ne sia la causa,  la senti solo pulsante tra i tuoi pensieri, sai che si è presentata alla tua porta chiedendoti di scegliere il suo destino… perché sarai tu a determinarne la crescita, in base alle idee che hai sviluppato, in base ai pregiudizi che hai accettato o a quelli in cui sei finito nel tentativo di liberarti di quelli che hai ereditato, in base al contesto in cui hai scelto o ti hanno imposto di vivere, in base in poche parole a quell’accozzaglia di collegamenti nervosi che caratterizzano la tua persona … puoi pure provare a gestirla, a maturarla a tuo piacimento, a viverla senza lasciare che sia lei a governarti, evitando che si trasformi in una passione vissuta senza il freno del domani… ma è un gioco pericoloso, una guerra di nervi nel tentativo di cercare una via di mezzo, un compromesso in cui vivi in bilico tra il presente per quel che è e il non vissuto, il goduto e il mancante, un teorema logico che cerca di inquadrare la fantasia.

A te che sei nei cieli … con dedica

Postati in Musica su 17 marzo 2010 da fad1981

Mi muovo all’unisono con un mondo che mi cammina accanto, vivo dentro un gigantesco battito al cui rumore non partecipo, riemergo dalla fitta sequela di insensati abbandoni di questa realtà, tentati con la caparbietà di chi avanza tentoni nella nebbia senza una meta desiderata; ma è quell’andare avanti che fin oggi ha corroso i miei pensieri a rimettermi ai polsi i ceppi della lucidità, quella smania propria dell’uomo di sbucare un giorno chi sa dove, e sebbene ancora vivi sono i segni della schiavitù, non posso fare a meno di riflettere su una vita, la mia, in cui fin ora mi sono rifugiato. Stordito provo a rimettere insieme gli scarni ricordi di tante tempeste, alzo gli occhi a quel cielo plumbeo che più non mi sorride, provo a pensare, a decodificare, a rileggere, a capire se ciò da cui fuggivo è finito nel nulla o se è cambiato tutto. Non un raggio di sole nel labirinto di sensazioni, vai a sapere poi se inventate o vissute, frattaglie di un passato che provo a rinvigorire. Mi raccolgo quasi in uno sforzo fisico, ma le mie membra sembrano abbandonate al loro destino, stanche chissà di quale fatica . Solo l’assordante riemergere di qualche scroscio fotografico ringiovanisce i miei occhi spenti, ed è il rumore della pioggia a coprire le urla della mia anima e a ricordarmi che il mio capo deve essere ancora lavato. Ed eccola a bussare alla porta del mio presente, ma non fuggirò ancora una volta, mi torturerà, lo so, come il vento si abbatterà sulle mie fatiche cercando di estirparmi, ma resterò in piedi, livido di rabbia di fronte a te, nonostante il buco nero della mia coscienza, nonostante il caos scatenato dalla mia voglia di rivalsa, nel delirio di ogni mio giorno darò prova di viltà agli occhi di questo mondo, ma avrò il coraggio di tener fede a quella poca merda in cui ancora credo, con tutta l’incoerenza che un uomo può generare al grido di guerra boicotterò tutte le mie avanzate perchè ho forse ancora un sogno da preservare. Dov’è il dolore della disfatta? Dov’è il sangue delle mie ferite e la gioia delle emozioni che ho vissuto? Dove la mia patria e l’angoscia dell’esilio? Dove lo stridor di denti e la luce del futuro? Dove ti nascondi? Fatti vedere, sono qua che ti aspetto, stronzo.

Non mi interessa che tutti capiscano, vivo in un mondo dove ogni volta che un uomo parla non gli importa di dire alcunche di sensato o pensato a chicchessia, per cui a me basta che solo uno capisca, perchè non sarà mai il caso a governare ciò che penso e tantomeno ciò che dico

Passione

Postati in Musica su 22 febbraio 2010 da fad1981

Sento il suo ritorno, temo il suo morso, aspetto immobile, la sento respirare, sento il suo odore,  il sapore delle sue labbra, il calore della sua follia, il rintocco del suo pensare metodico, il suo dolce sguardo che scuote i sensi; ed io non sono pronto, non sono cresciuto abbastanza, non ho la forza per combattere, non ho la forza per conquistarla, non posso chiedere a lei di farlo, neppure la conosco, so solo che è lì, accarezzata dalla vita, assente e bella come non mai, ma non posso far nulla, è ancora presto, la vedrò allontanarsi, senza battere ciclio mi lascerò stritolare dalla gelida morsa della sua perdita, ma questo mi renderà più forte.

Eccome

Postati in Musica su 19 febbraio 2010 da fad1981

Amo la mia montagna, mi piace espormi, mi piace la lotta, non mi piace la competizione, adoro lo scontro, non mi piace l’odore dell’odio, mi piace viaggiare, mi piace la pioggia addosso, amo il sole in faccia, mi piace il nero, non mi piacciono i grigi, adoro il giallo, mi piace l’imprevedibilità, odio la coerenza ad ogni costo, amo l’odore della mia donna, amo la musica, adoro il silenzio, non mi piace l’indifferenza, amo la follia, mi piace inprovvisare, non mi piace perdere, non mi piace vincere, mi piace giocare, mi piace il durante, non me ne importa niente del dopo, non mi interessa neppure il prima, adoro il sapore dell’adrenalina, mi piace correre, non amo dormire, mi piace mangiare, non mi interessa partecipare, non ho voglia di scommettere, mi piace rischiare, adoro il mio mondo, mi piace chi cerca, non mi piace chi arriva, adoro l’ultimo momento, mi piace rincorrere, mi piace aspettare, non mi interessa essere presente, mi interessa esserci, mi piace l’incoscienza, adoro la consapevolezza… e perchè no, amo ogni istante drammatico, divertente, ridicolo, vuoto, emozionante, silenzioso, spento o vissuto della mia vita e non vi seccate ma non me ne frega nulla di quello che ne pensate.

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